Per motivi di dieta purtroppo devo spesso
fare a meno del formaggio e me ne dolgo assai perché mi piace. I
formaggi si distinguono per molte qualità, possono essere dolci, forti,
amari, molti pensano che più puzzano più siano buoni, si presentano in
varie forme, persino coi buchi. Qualche volta mi ricordano i concorsi
con i quali dividono alcune qualità, a volte positive a volte negative.
Se un concorso "puzza", per esempio, è una qualità negativa. Se è
"forte" è certamente positiva, per chi lo vince è senz'altro dolce, per
chi lo perde senz'altro amaro. Poi ci sono i concorsi che hanno un
regolamento come il Premio delle Arti, e sono come il formaggio coi
buchi. Mi viene in mente quel tipo, protagonista di un racconto di Mark
Twain, che veniva chiamato da un amico a sostituirlo per breve tempo
come direttore di una rivista di agricoltura con la raccomandazione che
non scrivesse nemmeno una riga. Questi, però, stanco della sola funzione
amministrativa, se ne uscì con un editoriale intitolato suppergiù
"L'albero delle patate". Evidentemente quel personaggio è tuttora in
vita, deve avere qualche annetto sulle spalle, e ha steso il regolamento
del Premio delle Arti.
Un piccolo salto temporale e arriviamo al
nostro 2011 e a questi giorni dove a L'Aquila il collega Francesco Ivan
Ciampa ha vinto il Premio delle Arti riservato a Direzione d'Orchestra.
Collega? Certo! Il M° Ciampa infatti è un insegnante di Conservatorio ed
è quindi mio collega, non solo, lo è doppiamente perché è un direttore
d'orchestra in carriera e basta leggere il suo sito per rendersene
conto. Voglio aggiungere che è un collega che stimo, e molto. Lo
considero, lui lo sa e glielo ho messo anche per iscritto, uno dei
migliori giovani direttori italiani. Non è però iscritto a Direzione
d'Orchestra, materia nella quale si è diplomato anni fa. E allora come
ha fatto a partecipare al Premio delle Arti per questa disciplina?
Molto semplice, il personaggio creato da Mark Twain ha "stagionato" il
suo bel formaggio coi buchi e stabilito che per partecipare bastava solo
l'iscrizione all'anno accademico 2010/11 a prescindere dalla materia.
Permettendo così che un professionista, per quanto giovane, si sia
confrontato con degli studenti. Il risultato lo sapete già. Il caso ha
voluto che chi fronteggiasse il M° Ciampa in finale fosse un mio allievo
di 8 anni più giovane, il che a quell'età non è uno scherzo, e senza
ovviamente l'esperienza di chi è in carriera. Ma penso a quanti altri,
eliminati via via, fossero nelle sue stesse condizioni e sono rimasti
esclusi per un pelo nelle varie tappe di selezione. E lasciamo stare,
per carità di patria (o di Ministero) una prova semifinale con due
pianoforti in luogo di un'orchestra, cosa che sta alla serietà di un
concorso come un monopattino da bambini al Giro d'Italia nel ciclismo.
In sostanza è come se in una palestra di
boxe fosse entrato un professionista, per quanto giovane, e si fosse
messo a menare dei dilettanti (quelli che combattono con casco e
maglietta) per prendersi la coppetta della società. E sia ben chiaro che
il M° Ciampa non ha responsabilità perché il regolamento, pur coi buchi,
è dalla sua parte. Non c'entra neppure l'esimia commissione che ha
seguito il regolamento stesso.
Si, lo so che qualcuno farà dei distinguo
capziosi sul fatto che altrimenti un diplomato in uno strumento non
potrebbe partecipare a una sezione del concorso per esempio di musica da
camera come componente di un complesso. Basta fare un regolamento migliore. Mi risulta inoltre che un
Conservatorio del Nord abbia richiesto a un proprio insegnante di non
partecipare, anche se ne avrebbe avuto l'intenzione, al Premio delle Arti.
E per quanto
mi riguarda forte è la tentazione di iscrivermi il prossimo anno come
allievo di arpa
o di chitarra e partecipare, dopo 30 di professionismo come direttore, al
Premio delle Arti di Direzione d'Orchestra. Quanto al formaggio
mangiatelo voi stasera, io mi devo astenere, e scegliete il tipo che vi
sembra più adatto a quanto vi ho raccontato.
Maggio 2011