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Il Premio delle arti e il formaggio coi buchi


di Vittorio Parisi

 

Per motivi di dieta purtroppo devo spesso fare a meno del formaggio e me ne dolgo assai perché mi piace. I formaggi si distinguono per molte qualità, possono essere dolci, forti, amari, molti pensano che più puzzano più siano buoni, si presentano in varie forme, persino coi buchi. Qualche volta mi ricordano i concorsi con i quali dividono alcune qualità, a volte positive a volte negative. Se un concorso "puzza", per esempio, è una qualità negativa. Se è "forte" è certamente positiva, per chi lo vince è senz'altro dolce, per chi lo perde senz'altro amaro. Poi ci sono i concorsi che hanno un regolamento come il Premio delle Arti, e sono come il formaggio coi buchi. Mi viene in mente quel tipo, protagonista di un racconto di Mark Twain, che veniva chiamato da un amico a sostituirlo per breve tempo come direttore di una rivista di agricoltura con la raccomandazione che non scrivesse nemmeno una riga. Questi, però, stanco della sola funzione amministrativa, se ne uscì con un editoriale intitolato suppergiù "L'albero delle patate". Evidentemente quel personaggio è tuttora in vita, deve avere qualche annetto sulle spalle, e ha steso il regolamento del Premio delle Arti.
 
Un piccolo salto temporale e arriviamo al nostro 2011 e a questi giorni dove a L'Aquila il collega Francesco Ivan Ciampa ha vinto il Premio delle Arti riservato a Direzione d'Orchestra. Collega? Certo! Il M° Ciampa infatti è un insegnante di Conservatorio ed è quindi mio collega, non solo, lo è doppiamente perché è un direttore d'orchestra in carriera e basta leggere il suo sito per rendersene conto. Voglio aggiungere che è un collega che stimo, e molto. Lo considero, lui lo sa e glielo ho messo anche per iscritto, uno dei migliori giovani direttori italiani. Non è però iscritto a Direzione d'Orchestra, materia nella quale si è diplomato anni fa. E allora come ha fatto a partecipare al Premio delle Arti per questa disciplina?  Molto semplice, il personaggio creato da Mark Twain ha "stagionato" il suo bel formaggio coi buchi e stabilito che per partecipare bastava solo l'iscrizione all'anno accademico 2010/11 a prescindere dalla materia. Permettendo così che un professionista, per quanto giovane, si sia confrontato con degli studenti. Il risultato lo sapete già. Il caso ha voluto che chi fronteggiasse il M° Ciampa in finale fosse un mio allievo di 8 anni più giovane, il che a quell'età non è uno scherzo, e senza ovviamente l'esperienza di chi è in carriera. Ma penso a quanti altri, eliminati via via, fossero nelle sue stesse condizioni e sono rimasti esclusi per un pelo nelle varie tappe di selezione. E lasciamo stare, per carità di patria (o di Ministero) una prova semifinale con due pianoforti in luogo di un'orchestra, cosa che sta alla serietà di un concorso come un monopattino da bambini al Giro d'Italia nel ciclismo.
 
In sostanza è come se in una palestra di boxe fosse entrato un professionista, per quanto giovane, e si fosse messo a menare dei dilettanti (quelli che combattono con casco e maglietta) per prendersi la coppetta della società. E sia ben chiaro che il M° Ciampa non ha responsabilità perché il regolamento, pur coi buchi, è dalla sua parte. Non c'entra neppure l'esimia commissione che ha seguito il regolamento stesso.
 
Si, lo so che qualcuno farà dei distinguo capziosi sul fatto che altrimenti un diplomato in uno strumento non potrebbe partecipare a una sezione del concorso per esempio di musica da camera come componente di un complesso. Basta fare un regolamento migliore. Mi risulta inoltre che un Conservatorio del Nord abbia richiesto a un proprio insegnante di non partecipare, anche se ne avrebbe avuto l'intenzione, al Premio delle Arti. E per quanto mi riguarda forte è la tentazione di iscrivermi il prossimo anno come allievo di arpa o di chitarra e partecipare, dopo 30 di professionismo come direttore, al Premio delle Arti di Direzione d'Orchestra. Quanto al formaggio mangiatelo voi stasera, io mi devo astenere, e  scegliete il tipo che vi sembra più adatto a quanto vi ho raccontato.

Maggio 2011

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