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I quaderni della riforma/Strumentisti
Le risposte di
MARA VINCENZI
Diplomata
in flauto a diciassette anni, si è perfezionata con Gastone Tassinari ed Aurèle
Nicolet, premiata a Stresa e a Corsico, primo flauto dell’Orchestra Sinfonica di
Sanremo nel 1980, ha effettuato registrazioni per la RAI. La sua trascrizione
per flauto dei 24 Capricci op.1 di Niccolò Paganini ha dato l’avvio alla
riscoperta dell’opera paganiniana nel repertorio flautistico. È titolare di
flauto presso il Conservatorio di Genova.
Molti fra i fautori della riforma consideravano necessaria una migliore
formazione musicale dello strumentista al di là dello studio dello strumento,
più di quanto fosse previsto dall’ordinamento del 1930. I nuovi percorsi
comprendono dunque armonia, analisi, storia, e la presenza di Teoria della
musica e di Esercitazioni corali anche nel periodo superiore. Qual è la tua
opinione in proposito?
Che fosse assolutamente
necessario un incremento di conoscenze musicali “ad ampio raggio”, soprattutto
per i corsi settennali.
Il nuovo assetto didattico
prevede che la competenza dell’insegnamento dello strumento si articoli su più
discipline. Per esempio: Prassi esecutive e repertori (che è il vero e proprio
insegnamento dello strumento), Metodologia dell’insegnamento strumentale,
Trattati e metodi, Letteratura dello strumento, Fondamenti di storia e
tecnologia dello strumento, Tecniche di lettura estemporanea, Improvvisazione
allo strumento.
Tutte queste discipline – o meglio quelle che ogni istituzione sceglierà – sono
di competenza dei docenti dello strumento “principale”. Tuttavia è prevedibile
che lo studente le studi sotto la guida di diversi docenti dello stesso
strumento.
Come vedi questa articolazione su più discipline della competenza strumentale?
E come vedi l’ipotesi che i tuoi studenti studino altri aspetti dello strumento
con altri colleghi docenti dello stesso strumento?
Favorevolmente, dal momento che
sappiamo per esperienza personale che ciascuno inevitabilmente approfondisce
alcuni settori.
Uno dei motivi di diffidenza da
parte di non pochi docenti di strumento verso il curricolo dell’alta formazione
è il timore che lo studio dello strumento possa perdere la centralità che ha
nell’ordinamento del 1930.
Condividi questa proccupazione? Se sì, pensi che questo rischio possa essere
ridotto dalle singole istituzioni nella fase di definizione del proprio
curricolo locale?
No, se le
griglie previste per le varie discipline rispettano la centralità dello
strumento.
La
musica da camera assume nel curricolo un ruolo che non vi aveva nell’ordinamento
del 1930. Sia come quantità, sia per la regolare verifica con esami.
Come giudichi questa innovazione dal punto di vista del docente di strumento (se
questo è il tuo caso) e da quello del docente d’insieme (se questo è il tuo
caso)? Potranno generarsi delle “contese territoriali”?
Positiva, visto che sino ad
oggi uno strumentista a fiato era in obbligo di eseguire DUE pezzi nell’intero
corso di studi.
Pensi che le convenzioni fra
Conservatori e Licei per dar vita ai nuovi Licei musicali possano comportare un
rischio di “secondarizzazione” dei Conservatori, o portare a modificare in
qualche modo lo stato giuridico dei docenti?
No, auspico che le Convenzioni
possano funzionare bene.
(marzo 2010) |