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A seguito dell'intervento di Luigi Marzola, intitolato "Il triennio di Milano: storia di un disastro", Pasquale D'Ascola, Massimiliano Baggio e Alessandro Melchiorre hanno chiesto di pubblicare queste loro risposte. Ciò che facciamo volentieri, con una puntualizzazione di Luigi Marzola.

Successivamente sono giunti altri commenti da Stefania Redaelli, del Conservatorio di Vicenza ("A proposito di democrazia"), e da Roberta Ropa, del Conservatorio di Parma ("Sarà che Milan l'è un gran Milan...") che inseriscono nel dibattito punti di vista non-milanesi. Alessandro Melchiorre ha chiesto infine di fare una ulteriore precisazione, cui ha risposto
Stefania Redaelli.
 

Riporto qui per intero un articolo di oggi 10 luglio 2010 con gli ultimi dati riferiti alla scuola pubblica, che appare sul Il Fatto quotidiano. I dati sono confermati da altre fonti stampa. Solleverò un polverone, di preciso come nel secondo capitolo dell'ultimo volume di Andrea Camilleri La caccia al tesoro. Penso però che proprio leggendo questi dati e le parole di Federico Niccoli si riesca ad evincere la portata dello sfacelo ( da sfàkelos-gr.=cancrena). Ci si nasconde sotto la sabbia parlando di danni alla cultura: Bondi fa male alla cultura, quello fa male alla cultura. Ma quando mai. Qui i danni non sono alla cultura che se ne impipa (come la vecchia del Gattopardo all'esposizione universale) ma, come ebbe a scrivere B. Brecht, alle persone (non mi preoccupa che si brucino i libri quanto che si brucino gli uomini). E questo riguarda tutte le prossime generazioni. Mi auguro che il nuovo direttore invece che alla cultura pensi al macigno di (ir)responsabilità che pesa addosso a noi tutti: ogni volta che pensiamo al nostro miserabile interesse o peggio al men che miserabile interesse della massoneria varia cui ci vantiamo di appartenere, al miserabile interesse della nostra cattedruccia, diamo un calcio negli stinchi non al nemico dell'aula accanto così cicca cicca impara, ma a suo figlio, a nostro figlio, e non finisce lì. Noi siamo una generazione che sta mandando a un macello senza trincee milioni di figli. Lo hanno fatto tutte le generazioni di vecchi. I vecchi si mangiano i giovani per dimostrare di averlo più tenace (l'ossessione del potere, questo italico e altri è il viagra). Domandarci che cosa può fare un governo per noi è inutile. Domandarci che cosa può fare una nuova direzione è inutile. Chiarirci che tutti senza eccezioni siamo complici del macello, se non interveniamo, rischiando, mettendoci in discussione sino a abnegarci, scontrandoci, accapigliandoci, osando, di preciso, mi autorizzo la retorica personale, come i miei genitori che certe sere non mangiavano per far mangiare me, è per lo meno doveroso. Altrimenti il problema consiste in una giacchetta nuova, la benzina per la moto, la marca di sigari. Sbagliare una griglia è una colpa e basta, vivacchiare tra esami e aperitivi è un colpa. Concludo e vi lascio alla lettura domenicale con un proverbietto dei nostri cugini romeni (non rom) che mi sta a cuore (tsara ardea şi baba se pietnea): il mondo brucia e madame si fa i capelli. Okkio che mesdames siamo tutti noi, anche i migliori tra noi. I + svegli spediranno i figli oltrecortina.


La Gelmini taglia la scuola pubblica tranne gli insegnanti di religione che anzi aumentano Questa cattedra si ottiene grazie al bene stare del vescovo. Ma una una volta che un insegnante ha ottenuto questo posto a tempo indeterminato, non lo perde piùIn un anno la scuola italiana ha perso 40 mila cattedre. Tutte le discipline sacrificate, tranne l’insegnamento della religione (l’Irc) che vede un incremento di 395 posti. Sono dati forniti senza alcun pudore dal MIUR che nella foga di tagliare per fare cassa, chiude tuttavia un occhio per quel che riguarda i meccanismi che regolano la formazione delle classi relative a chi sceglie di “avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica”. Infatti, mentre i docenti di altre discipline oggi sono chiamati ad avere di fronte alla cattedra un numero crescente di alunni (in certi casi ben oltre 30), per quello di religione ne basta anche solo uno. Una linea di tendenza già al centro di infuocate polemiche. Dice, ad esempio, Federico Niccoli, una lunga esperienza di dirigente scolastico e oggi docente alla facoltà di scienze della formazione della Bicocca di Milano: “La cura da cavallo imposta dal duo Tremonti-Gelmini alla scuola pubblica ha falcidiato centinaia di migliaia di posti di lavoro, ha massacrato i bilanci dei circoli e degli istituti, sta eliminando di fatto la scuola a tempo-pieno, non ha risparmiato neppure i disabili sia attraverso il taglio di insegnanti di sostegno sia attraverso l’aumento del numero di alunni per classe In tutta questa opera di macelleria sociale, gli insegnanti di religione non solo non vengono toccati, ma aumentano di numero.

E, mentre vengono accorpate classi di concorso, sezioni, plessi e quant’altro per risparmiare sulla spesa pubblica ed è, anche, previsto l’accorpamento di alunni di più sezioni per gli insegnamenti curricolari, l’IRC deve essere impartito classe per classe, fossero anche tre-quattro alunni “avvalentisi” di tale insegnamento “facoltativo”. Ma i paradossi di questa situazione non finiscono qui. Questa cattedra si ottiene solo se grazie al bene stare del vescovo, e una volta che un insegnante ha ottenuto questo posto a tempo indeterminato, non lo perde più. Spiega ancora Niccoli: “Un esempio chiarisce l’abnormità di tale situazione. Se ad un insegnante di RC (transitato nei ruoli dello Stato e pagato anche dai non credenti) venisse revocata l’idoneità dalla Curia Arcivescovile o se lo stesso scegliesse, finalmente, di avvalersi della piena libertà di insegnamento si avrebbero le seguenti conseguenze: l’insegnante non potrebbe più insegnare religione, ma dato che è “in ruolo” ritorna nell’organico della scuola pubblica a tutti gli effetti, e l’autorità scolastica competente deve trovare un posto a tale insegnante per l’insegnamento di una disciplina in conformità al titolo di abilitazione posseduto”. Insomma una vera e propria scappatoia per superare tutte le difficoltà a cui normalmente va incontro chi vuole svolgere la professione di insegnante. Alla faccia delle decine di migliaia di precari che, magari già in possesso di una abilitazione, non sono mai riusciti ad avere un posto fisso. E anzi così se lo vedono sempre più lontano.

Augusto Pozzoli in ilfattoquotidiano.it 10 luglio 2010 h. 10:30

Pasquale D'Ascola
,
11 luglio 2010

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Caro Luigi,

ho letto con interesse il tuo intervento sul sito dell'AASP e, avendo vissuto al tuo fianco tutte le vicende che racconti, non posso che unirmi a te nel disappunto per come e' stata gestita, dalla Direzione e dal Consiglio Accademico, l'intera vicenda delle Griglie e del Regolamento dei Trienni.


Siamo partiti troppo tardi, come al solito senza alcuna preparazione e quindi siamo incorsi in errori ed imprecisioni che hanno portato a dover rivedere e cambiare le Griglie per tre volte con un conseguente danno per i colleghi che ci hanno lavorato.

Anche il collega Emanuele Beschi andava sicuramente convocato in CA molto prima e, se ben ti ricordi, tu ed io insieme abbiamo piu' volte caldeggiato, senza successo, affinche' cio' avvenisse.

Mi trovo in disaccordo pero' su alcune tue valutazioni e, con la schiettezza che contraddistingue i nostri rapporti, vorrei sottolineartele.

Innanzitutto non trovavo sensato lasciare che il Consiglio Accademico  inviasse al Ministero delle Griglie, come quelle di Canto, che fossero incomplete o inesatte in partenza. Credo che l'organo cui entrambi apparteniamo, in un caso come quello che ci e' capitato, avesse il dovere, davanti ad imprecisioni od errori, di modificarli e correggerli al fine di evitare un insuccesso che avrebbe avuto ripercussioni gravissime. Ecco perche' non ho votato (pur comprendendone e apprezzandone perfettamente le motivazioni) la tua proposta di mandare a Roma le Griglie di Canto cosi' come ci erano state inviate dal referente del Dipartimento, ma ho proposto che il CA, supportato anche dal parere di  Beschi, le modificasse d'ufficio.

Per cio' che concerne il caso del delfino (sic!) Melchiorre, capisco bene il tuo sconcerto perche' si e' trovato di fatto a doversi sostituire al Direttore in una trattativa che sarebbe dovuta essere in carico a quest'ultimo, ma penso sia utile precisare alcuni particolari.

Innanzitutto il 29 giugno, se ricordi bene, se non ci fosse stato proprio Melchiorre, quella che tu chiami elegantemente "improvvisata trattativa" con i docenti di canto (e che invece era una vera e propria invasione non richiesta ne' accettata dal CA ma praticamente imposta da Sonia Bo che ha scavalcato persino l'opinione del Direttore!) sarebbe stata assolutamente inutile se non dannosa.
Infatti, rammenterai bene, sia il Direttore sia soprattutto il suo Vice non hanno praticamente aperto bocca per difendere la delibera votata dal CA il 18 giugno. Se Melchiorre non avesse condotto alla ragione il Referente del Dipartimento di Canto, grazie ad una trattativa protrattasi poi per giorni (nel rispetto di diritti e doveri di docenti di Canto e di Accompagnamento Pianistico e con l'inserimento del CODI25 che prima non c'era...), a quest'ora le Griglie di Canto non sarebbero state accettate dal Cnam. Tutto cio' avrebbe comportato il serio rischio di avere "fuori dal sistema" un Dipartimento storicamente tra i piu' importanti del nostro Conservatorio, con tutto quanto questa esclusione avrebbe comportato.

In ultimo. Le Griglie ed il Regolamento sono stati approvati dal Cnam praticamente senza alcuna osservazione o problema. E' stato un grande successo soprattutto se ricordiamo come si e' arrivati alla loro stesura e se pensiamo alle grandi novita' in esse contenute (valgano per tutti, per esempio gli indirizzi diversificati per Composizione e Nuove Tecnologie e l'inserimento delle sperimentazioni effettuate per anni dal nostro Istituto nelle Griglie). Va onestamente detto pure che se tutto questo mastodontico lavoro e' stato compiuto e se questo benestare e' arrivato, e' grazie particolarmente a due persone che hanno lavorato in maniera assidua e totale: Alfonso Chielli e Alessandro Melchiorre.

A loro credo vada un ringraziamento speciale perche' hanno evitato proprio quello che paventavi tu e cioe' che il nostro Istituto desse l'immagine di non saper neppure formulare un progetto didattico valido.

Come dici giustamente tu, da novembre proviamo a cambiare e, per rimanere in tono con il tuo intervento, allora mi permetto di concludere con un sentito: Hurra' Flipper!!

Massimiliano Baggio, 18 luglio 2010

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Caro Luigi,

mi preme anzitutto dare la mia versione dei fatti:

i primi giorni di luglio sono stati cruciali per la presentazione dell'offerta formativa del nostro Conservatorio;
come tu ricordi in particolare per alcuni settori come quello di Canto.
Il Consiglio Accademico il 18 giugno aveva sentito Beschi (collega facente parte del CNAM e in particolare nella commissione che esaminava le "griglie") e in una Delibera emanata lo stesso giorno 
aveva indicato al Dipartimento di Canto di inserire la “Pratica del repertorio vocale” (CODI/25) nel piano di studi da predisporre entro il 25 giugno, una settimana dopo.
Il Dipartimento di Canto reagisce molto criticamente alla Delibera citata sino a chiedere veementemente un'audizione al Consiglio Accademico riunito in seduta il giovedi 1 luglio; Coiaci, coordinatore, e altri colleghi del del Dipartimento di Canto (ricordo Turchetta, Stara, Terranova, Rubin, Giorgio) illustrano le loro ragioni verso le 18.30.
In un dialogo, è vero molto lungo, ma sempre meno polemico e sempre più positivo nel merito, mi prendo la responsabilità di illustrare le ragioni della delibera del CA "chiarendo che dopo l'approvazione della 508 i docenti di Accompagnamento Pianistico hanno diritto di essere inseriti a pieno titolo col loro codice (CODI/25) nel piano dell'OF del corso di studi di Canto, tra le materie integrative, con conseguente erogazione di crediti".
La riunione dei pochi rimasti si chiude (con la chiusura del Conservatorio), molto tardi… ma il dialogo tra il sottoscritto e i cantanti continua sino alle 20.30 nella piazzetta della Passione…
ricordo con piacere di aver ricevuto in serata una tua telefonata Luigi, in cui, oltre al necessario scambio di informazioni, mi esprimevi un sincero ringraziamento per le posizioni espresse.
Zanolini decide di proseguire individualmente l'incontro con il Consiglio di Dipartimento il giorno dopo, venerdì… ma neanche questo incontro basterà!
Zanolini, assente da Milano per precedenti impegni, delega Bo, vicedirettrice, e il sottoscritto a proseguire il confronto; la riunione con il Consiglio di Dipartimento avverrà soltanto l'Indomani pomeriggio e vedrà soltanto la mia presenza poiché anche Sonia Bo non riusciva più a partecipare.
Cosa ha ottenuto questo lungo confronto?
Quello che di fatto era l'obiettivo della Delibera:
"inserire Pratica del repertorio vocale (CODI/25) tra le materie integrative con 20 ore e erogazione
di crediti, un sostanzioso passo in avanti rispetto alla posizione del Consiglio del Dipartimento che proponeva invece di inserirla tra le ulteriori senza erogazione di crediti".
…non era prevista la possibilità di assegnare la materia contemporaneamente a due codici (CODI/23 e CODI/25, un modo di certificare la codocenza o la compresenza,
problema su cui che neanche il Ministero dimostrava di avere le idee chiarissime), cosa che avevo decisamente sconsigliato.
É vero che nella seduta del 5 luglio il CA abbia dovuto rimettere mano a ore e crediti, ma questo non è avvenuto solo per Canto, via!

Il parere del CNAM (ricordo che è un parere, non un diktat!) di fatto ci dice due cose:

  • Il regolamento del Conservatorio di Milano, per quel che riguarda il CNAM, va bene...
  • sullo specifico di Canto chiede di inserire la codocenza  ove nella legenda si parli del CODI/25 …

vi posso garantire che la notizia più importante è la prima!

Abbiamo, se il Ministero non ci mette mano, il Regolamento più duttile che si poteva sperare in questa situazione; difende i diritti/doveri degli studenti e dei docenti, cerca la qualità in ogni passaggio organizzativo, garantisce una maggior autonomia decisionale dei Dipartimenti che diventano il vero motore della nostra attività formativa.
Credo che in maniera tormentata, faticosa, a volte tortuosa, il Conservatorio di Milano abbia dato in questi mesi una grande prova di partecipazione democratica (mi sa che sono proprio pochi i colleghi che non hanno partecipato alla stesura delle "griglie"…!); siamo forse stati l'unico Conservatorio in cui l'offerta formativa è stata veramente decisa collettivamente e non, in maniera più comoda, delegata a pochi (il Direttore, il Consiglio Accademico), un Conservatorio in cui il Consiglio Accademico ha saputo ascoltare e correggersi se necessario…

...altro che procedere d'ufficio, caro Luigi!

Alessandro Melchiorre, 22 luglio 2010

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Per parte mia confermo tutte le circostanze che ho citato nel mio intervento "Il triennio di Milano - storia di un disastro", e il mio giudizio critico sulla gestione dei percorsi dei Trienni da parte della direzione del Conservatorio di Milano.

In merito alle risposte dei colleghi, desidero inoltre chiarire alcuni punti sostanziali: 

- la mia polemica verteva in primo luogo sul rispetto delle decisioni e delle delibere del Consiglio Accademico (piu' volte invocate sia da Baggio che da Melchiorre, in differenti contesti); nel nuovo ordinamento il CA ha delle funzioni specifiche (vedi Statuto) e, in quanto tale, bisogna gestirlo come si addice ad un'importante istituzione pubblica. Nessuno, a nessun titolo, può scavalcare o ignorare questo importante organo istituzionale. 

- credo nella mediazione come utile strumento di risoluzione di problemi, ma al tavolo devono sedere tutte e due le parti, di fronte alla direzione, e non solo una (sembra dimenticato che il CODI/25 riguarda gli ex Accompagnatori al pianoforte, che hanno un coordinamento disciplinare ed anche una coordinatrice - che, ovviamente, non e' mai stata consultata). In ogni caso, non si intraprende una mediazione dopo aver deliberato: il risultato cambia invertendo l'ordine dei fattori!

- non credo nella "procedura d'ufficio": ho speso generosamente il mio tempo e le mie energie in tutte le sedute del CA a favore del miglior progetto possibile.

 
Infine ringrazio tutti per gli interventi e le chiarificazioni che hanno ritenuto utile offrire.

Luigi Marzola, 25 luglio 2010

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A proposito di democrazia

Gentili colleghi, leggo sempre con attenzione le vostre discussioni, ed e' stato cosi' anche per lo scritto di Marzola sui vostri trienni e le relative risposte dei colleghi. Anche a Vicenza si e' svolta un'accesa discussione, protratta per diverso tempo, e molti colleghi si sono spesi per modificare, aggiustare, migliorare, forse peggiorare, dipende dai punti di vista...

Ho trovato quindi quantomai fuori luogo l'affermazione del collega Melchiorre [vedi sopra] sul primato democratico del Conservatorio di Milano. Le realta', per essere giudicate, devono essere conosciute; e se non se ne ha notizia, e' meglio lasciar perdere tali affermazioni che sinceramente offendono il lavoro di tanti colleghi, di Conservatori sicuramente "minori" in quanto a numeri, ma non per questo meno "democratici".

Continuero' a leggervi con immutato interesse, se non altro per poter dire "mal comune, mezzo gaudio". Buon lavoro a tutti.

Stefania Redaelli, Conservatorio di Vicenza
p.s. Cosa succedera' ora che anche al ministero pare si siano accorti che il 3+2 sia veramente uguale a zero?
2 agosto 2010
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Sarà che Milan l'è un gran Milan....

Gentili colleghi,

mi chiamo Roberta Ropa, sono in servizio presso il Conservatorio di Parma ed ho partecipato fattivamente alla progettazione dei trienni.

Intervengo sull'interessante questione inerente le modalità di progettazione dei percorsi ordinamentali dei nuovi trienni. Premesso che nessuno di noi ha avuto la bacchetta magica in mano, vorrei testimoniare su come abbiamo operato a Parma.

Da molto tempo Direttore e C.A. avevano stimolato i vari dipartimenti a riunirsi per discutere e progettare dopo l'uscita ufficiale dei Decreti 124 e seguenti, che prevedevano finalmente la "messa a regime"  dei percorsi di triennio.

Di certo c'è stato chi, come noi del Dipartimento di Canto, si è spesso riunito o consultato via internet, poi ha discusso all'interno del Dipartimento (viste le novità e alcune decise innovazioni che richiedevano tempo per essere comprese, accettate e rese operative), ma al termine di riunioni corpose e vivaci la logica ha sempre prevalso, e soprattutto nelle questioni da dirimere sono stati ascoltati i ragionamenti ed i consigli di chi aveva studiato a fondo il decreto, le declaratorie, settori e campi disciplinari ed aveva avuto contatti fattivi con il Cnam per i chiarimenti necessari.

Quello che, ad onore del mio Istituto, devo testimoniare è stata la capacità di accettare le diverse opinioni ma attenersi alla legge scrupolosamente: questo per assicurare alle nostre proposte la credibilità necessaria per il passaggio al Cnam.

In alcuni dipartimenti vi è stata una specie di "delega", in altri vi è stata maggiore capacità progettuale, ma in generale tutti coloro che volevano fattivamente contribuire hanno trovato lo spazio per farlo, sia a livello di dipartimenti che di contatti diretti con C.A. o direttore.

Sono state considerate con estremo rispetto le linee guida del ministero, e posizioni insostenibili sono state cassate a favore della coerenza dell'offerta formativa e delle possibilità di impiego dei docenti: difatti i nostri percorsi hanno ottenuto il placet ufficiale del CNAM ed i complimenti di alcuni membri del medesimo.

Posso dire che Direttore e C.A. sono stati i garanti dell'applicazione del DM, ma posso anche testimoniare che, a fronte di inoppugnabili considerazioni, spesso l'opinione di Direttore e C.A. si è modificata.

Tutto sta nell'onestà intellettuale di chi propone e di chi dispone e, mi permetto di sottolinearlo, nella intelligenza di chi non si è mai interessato alla materia e ha evitato di pontificare a sproposito.

Il filtro del Cnam è a garanzia di un'offerta "sana" e realizzabile...tutti voi avrete avuto a che fare con chi proponeva cose senza nemmeno aver letto i decreti...ecco perchè era necessario il raccordo tra dipartimenti, direzione e C.A.

Un Consiglio Accademico sano, capace di prendere posizione contro posizioni insostenibili su molti fronti, è una garanzia democratica, non certo abuso di potere... ma bisogna avere le spalle forti e sapere anche deludere qualcuno a favore della legalità e dell'innovazione formativa.

Sarà che "Milan l'è un gran Milan", ma anche a Parma la parola "democrazia" la conosciamo bene. Mi pare di aver capito che a Milano vi sia stata, magari solo in un caso, più che democrazia... anarchia! 

Siamo certi che sia un bene??

Roberta Ropa, Conservatorio di Parma
5 agosto 2010
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Alessandro Melchiorre ha chiesto di inserire la seguente precisazione:

Chiedo scusa ai colleghi, quella frase era sicuramente infelice... lungi da me pensare che il Conservatorio di Milano sia più democratico, o più anarchico, di altri Conservatori.

ps
cosa vuol dire cara Stefania che "il MIUR si è accorto che il 3+2 eguale a 0?"

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Risponde Stefania Redaelli:

Carissimo Alessandro, " Tre piu' due uguale zero " si riferisce al titolo di un libro di Gianluigi Beccaria 
( ed. Garzanti, mi sembra 2005); nel caso del libro, l'autore si riferisce sicuramente, con zero, al costo della riforma. Ho letto pero', un po' di mesi fa, un articolo dove il veniva citato il libro a proposito del fatto che pare che al ministero cominci a circolare un po' di insofferenza e di malumore proprio sulla formula del "3+2" universitario...e quindi cambia il significato dello zero! Che sia per la mancanza di risorse o per i risultati che si ottengono, non mi sembra un bel vedere. Carissimi auguri a tutti. Stefania Redaelli

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