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CONVERSIONE CATTEDRE: LE RAGIONI DI UN'ASTENSIONE

Nella seduta del 25 maggio 2009 il Consiglio Accademico è stato chiamato a deliberare su un argomento piuttosto delicato: la eventuale conversione delle cattedre lasciate libere dai colleghi che andranno in pensione con la fine del corrente anno accademico.

Riassumo brevemente di cosa si tratta. Quando un docente viene collocato a riposo, l’Istituzione ha la facoltà, nel pieno della sua autonomia, di riconfermare quella cattedra per quell’insegnamento, e quindi metterla a disposizione per i trasferimenti, oppure riconvertirla su un’altra disciplina. Questo deve avvenire sulla base di motivate esigenze ma soprattutto secondo un preciso piano di sviluppo dell’Istituto che dovrebbe essere il progetto politico-culturale che sta alla base e ne guida il governo. 

Questo disegno complessivo – è bene ricordarlo in questa circostanza -  è ciò che il Consiglio di Amministrazione fin dallo scorso marzo ci ha fatto rilevare di non avere elaborato e comunicato, nel momento in cui abbiamo espresso parere sui cosiddetti “pensionamenti forzosi”.

Quest’anno (al 31 ottobre 2009) i colleghi che andranno in pensione sono sei (due di Canto, uno di Lettura di partitura, uno di Musica da camera, uno di Pianoforte complementare, uno di Storia della musica. Il Direttore ci ha proposto di mantenere senz’altro cinque delle sei cattedre, e di convertire la cattedra di Musica da Camera attualmente ricoperta da Adalberto Murari. Quest’anno il collega è stato in anno sabbatico e, a detta del Direttore, non solo non è stato necessario chiamare un supplente, ma non ci sarebbero state, all’interno del corso di Musica da Camera, ripercussioni tali da giustificare il mantenimento, per il prossimo anno, della cattedra.

Non è stata tuttavia presentata una valutazione quantitativa delle esigenze didattiche di Musica da Camera alla luce del fatto che nel nuovo ordinamento essa è disciplina caratterizzante, obbligatoria e conclusa da esami (contrariamente a quanto in molti casi avviene nell’ordinamento previgente). Né sono stati illustrati i criteri secondo cui gli studenti sono distribuiti fra le varie classi della disciplina, e neppure le ragioni per cui la sospensione di fatto della cattedra di Murari abbia potuto non comportare ripercussioni nelle altre cattedre.

Una volta data per scontata la riconversione di questa cattedra su altra disciplina, le possibilità di conversione proposte dalla direzione sono state allora due: Canto o Pianoforte Complementare.

Il C.A. ha votato, a maggioranza, per l’apertura di una nuova cattedra di Pianoforte Complementare, in considerazione del fatto che in questo A.A. sono previsti circa una quarantina di diplomi di Canto, con conseguente ampia disponibilità per le ammissioni, e considerata anche la necessità di garantire la frequenza del corso di pianoforte sia agli studenti dei fiati del vecchio ordinamento che intendono iscriversi poi al Triennio o al Biennio, sia agli tutti gli studenti in prova, tuttora non ammessi alla frequenza.

Da questa decisione personalmente mi sono astenuto. Considerata la delicatezza dell’argomento, avrei sentito la necessità di avere più tempo a disposizione per riflettere (la decisione era da comunicare al Ministero entro il 3 giugno ed è stata portata in Consiglio Accademico il 25 maggio: non c’era più tempo per convocare un altro C.A.). Oltre al tempo, avrei voluto avere dati  più precisi soprattutto per ciò che concerne il numero degli iscritti e la loro distribuzione nelle classi. Avrei voluto poter interpellare i colleghi interessati per avere un parere più concreto. Ma soprattutto avrei voluto poter maturare una scelta all’interno di un disegno di prospettiva e di sviluppo futuro della nostra Istituzione che mi avrebbe rassicurato sulla bontà della decisione. E questo vale sia  per là dove si è scelto di riconvertire, sia per i casi in cui si è deciso di mantenere le cattedre.

E infine, a proposito di Musica da Camera: siamo poi così sicuri che, con l’imminente apertura del Biennio di II livello appunto in questa specialità che da “disciplina” passerà a “corso di diploma”, il Conservatorio di Milano possa rinunciare proprio a questa classe, per aprire la diciannovesima classe di Pianoforte complementare?

Hanno condiviso con me queste ed altre perplessità in proposito, astenendosi nella votazione, i colleghi Barbagelata e Melchiorre.

Massimiliano Baggio

 

contatti: team@aasp.it