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SVILUPPO DELLA PROFESSIONALITA’ E RESISTENZA ALLA RECESSIONE

 di Gulimina Mahamuti

da Clavier Companion, vol. 1 n. 5

 traduzione di Sergio Lattes – supervisione di Elena Guerzoni, University of Southern California


Presentiamo qui, tradotto in italiano, un articolo del numero 5 di Clavier Companion, rivista americana nata dalla fusione delle diffuse riviste Clavier e Keyboard Companion. L’articolo riferisce di un sondaggio svolto recentemente su un campione di oltre 800 insegnanti di musica negli Stati Uniti. Si tratta di una realtà – quella degli USA – dove l’insegnamento privato della musica è molto diffuso e organizzato. Dalle tabelle allegate all’articolo, che qui non è stato possibile riportare, si evince che solo il 4% degli insegnanti di musica che hanno partecipato al sondaggio svolge la professione all’interno di un rapporto di lavoro dipendente, mentre l’insieme di coloro che lavorano in proprio, a tempo pieno o a tempo parziale, costituisce il 75% degli intervistati.  

In particolare, l’articolo fa riferimento al “private music studio”, termine che indica l’ambiente attrezzato dove si svolge l’insegnamento privato di un docente anche singolo (che insegna ad allievi singoli o anche a gruppi), ma indica anche l’organizzazione sociale ed economica della sua attività. L’espressione “private music studio” è dunque pressoché intraducibile in italiano, perché non esiste da noi la corrispondente realtà professionale. Le espressioni “scuola privata” e “insegnamento privato”, che abbiamo usate, non sono pienamente adeguate.

Al di là degli argomenti esposti, questi aspetti di sostanziale differenza dalla realtà professionale che conosciamo costituiscono l’interesse primario dell’articolo, e ci hanno indotti a proporne ai lettori del sito la traduzione italiana.

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Da un anno a questa parte milioni di persone hanno perso il posto di lavoro, grandi banche sono fallite, molte aziende sono collassate a causa della mancanza di domanda per i loro prodotti e servizi nella crisi economica globale. Per verificare se, e in quale misura, la recessione abbia coinvolto l’insegnamento privato della musica, è stato elaborato e diffuso per via informatica un sondaggio on-line destinato alle associazioni locali degli insegnanti di musica, in tutti gli Stati Uniti. Dalle risposte a questo sondaggio mi sono resa conto che, se è vero che il mondo dell’insegnamento privato della musica è stato coinvolto dalla crisi economica, ci sono però specifici passi che si possono compiere per rendere un singolo insegnamento privato capace di resistere alla recessione.


Uno sguardo d’insieme
. Il questionario, distribuito nel gennaio 2009, è stato concepito per raccogliere informazioni sugli insegnanti di musica dal punto di vista demografico, professionale, pedagogico, economico e dell’organizzazione del business. Lo scopo era quello di misurare gli effetti della recessione e di identificare fattori che potenzialmente possano aiutare gli insegnanti di musica a mantenere redditizio il loro lavoro. In un mese, hanno risposto 842 insegnanti di musica. I risultati del sondaggio hanno tuttavia due limiti. Uno, che il 90% delle risposte è venuto da membri del MTNA [Music Teachers National Association, l’organismo che riunisce 24.000 insegnanti di musica, sia libero-professionisti che associati a una istituzione]; due, che il 92% degli intervistati insegna pianoforte.

Gli insegnanti di musica sono un insieme differenziato e altamente individualista, ma dal punto di vista economico possono essere raggruppati in quattro modelli di business: quelli che lavorano in proprio a tempo parziale, quelli che lavorano in proprio a tempo pieno, quelli che ricavano dall'insegnamento un guadagno marginale rispetto ad altri redditi, e quelli che sono dipendenti a tempo pieno. Fra coloro che hanno risposto al sondaggio, il 43% lavorano in proprio a tempo parziale, il 32% lavorano in proprio a tempo pieno, il 21% a margine di un altro reddito, il 4% sono dipendenti a tempo pieno.


Aspetti demografici.
Pressappoco tre quarti, o il 72%, vivono in località con una popolazione compresa fra i 10 mila e i 500 mila abitanti; il 14% vive in località con meno di 10 mila abitanti; e il restante 14% in città di più di 500 mila abitanti. Dal punto di vista della distribuzione del modello di business, i risultati sono stati quelli che ci si poteva aspettare: una minoranza degli autonomi a tempo pieno, e una maggioranza degli autonomi a tempo parziale vivono in località con meno di 10 mila abitanti; la maggioranza degli autonomi a tempo pieno e dei dipendenti vive in città con più di 1 milione di abitanti.

E’ stato sorprendente rilevare che la distribuzione per età era praticamente la stessa, indipendentemente dal modello di business, salvo l’eccezione di coloro che insegnano in modo marginale rispetto a un altro reddito, gruppo nel quale c’erano più insegnanti di oltre 75 anni che negli altri. Coloro che hanno risposto al sondaggio avevano un buon livello d’istruzione, con il 93% in possesso di un titolo accademico. La distribuzione dei titoli di studio è stata simile attraverso i vari modelli di business, con una eccezione: il gruppo di coloro che lavorano a margine di un altro reddito ha una percentuale di laureati di III livello doppia degli altri. La distribuzione dell’anzianità d’insegnamento era uguale nei vari modelli di business, e così pure la distribuzione della durata media della permanenza nello studio degli allievi.


Effetti economici.
Il sondaggio ha dimostrato che il 9% degli insegnanti ha subito serie conseguenza dalla crisi economica, indipendentemente dall’età, dal livello d’istruzione e dal modello di business. Il 20% ha accusato una perdita di allievi, indipendentemente dalle dimensioni della località dove opera, dall’età e dal modello di business. Forse per via della crisi, due su cinque hanno riferito di avere alzato di recente il prezzo delle lezioni.

Considerando questi dati, che cosa può fare l’insegnante privato di musica per resistere alla pressione dell’attuale crisi economica? I risultati del sondaggio mostrano che le risposte in parte vertono su aspetti specifici dello sviluppo della professionalità, che saranno descritti in dettaglio qui di seguito.


Lo sviluppo della professionalità.
Al di là di quello che è strettamente necessario per far funzionare un insegnamento privato di musica, come gli introiti, l’assicurazione sanitaria, l’attrezzatura, gli strumenti, i materiali didattici, le risposte hanno valutato lo sviluppo professionale come la spesa maggiore, più della gestione della contabilità, dei servizi professionali, delle utenze, delle spese d’ufficio.

Con l’aiuto di un consulente statistico, ho individuato con certezza alcuni aspetti dello sviluppo professionale che possono essere d’aiuto all’insegnamento privato di musica nei confronti della recessione. Questi aspetti comprendono la partecipazione a organizzazioni professionali musicali, l’acquisizione di certificazioni nazionali, l’ottenimento di titoli di studio più avanzati, lo sviluppo di un modello didattico professionale, e la partecipazione ad attività musicali professionali. Il sondaggio ha dimostrato che questi punti di forza hanno aiutato gli insegnanti privati di musica ad attenuare gli effetti della recessione in tutti e quattro i modelli di business, come descritto qui di seguito.


Organizzazioni professionali.
I risultati del sondaggio hanno evidenziato che la partecipazione a organizzazioni musicali professionali ha effetti positivi sulla quantità del lavoro. Fra gli insegnanti iscritti a organizzazioni professionali, il 48% aveva una lista di studenti in lista di attesa, mentre fra i non iscritti l’aveva solo il 16%. Il 70% degli iscritti aveva ”proprio il giusto numero di studenti”, contro il 46% dei non iscritti a organizzazioni. D’altro canto, il 52% dei non iscritti non aveva abbastanza studenti, contro il 21% degli iscritti a oranizzazioni professionali.


La certificazione nazionale.
La certificazione nazionale acquisita attraverso MTNA [Music Teachers National Association] rappresenta l’impegno di un insegnante di musica a collocare l’incremento e l’eccellenza del suo livello professionale fra i suoi obiettivi. Accresce la visibilità dell’insegnante e incrementa il suo credito.

Nonostante questi vantaggi, meno di un terzo (il 27%) degli intervistati avevano la certificazione del MTNA. Fra gli insegnanti con più di 20 anni di attività didattica, i tre quarti erano in possesso della certificazione. Fra quelli con attività fra i 9 e i 20 anni circa uno su cinque (il 21%) aveva la certificazione, e meno del 5% degli insegnanti con un’attività inferiore ai 9 anni aveva la certificazione MTNA.


Titoli di studio avanzati.
L’analisi dei risultati del sondaggio ha dimostrato che gli insegnanti in possesso di titoli di studio di III livello avevano una probabilità di perdere allievi pari alla metà di quella degli altri insegnanti.


Policy della scuola. Il 67% degli intervistati ha risposto di avere una policy della propria scuola, scritta, distribuita ed osservata. Di costoro solo il 6,5% ha riferito di aver subito gravi conseguenze dalla recessione, contro il doppio (il 13%) riferito da coloro che non seguivano questa prassi.


Offerta di lezioni di gruppo.
Fra gli insegnanti che offrivano lezioni di gruppo, solo il 18% ha riferito di non avere abbastanza allievi, contro il 25% degli insegnanti che non offrivano lezioni di gruppo. Tuttavia meno della metà (il 44%) degli intervistati ha riferito di praticare lezioni di gruppo. Se ne ricava che questa modalità d’insegnamento è una soluzione pratica, efficace e immediata.

Oltre ad aiutare finanziariamente gli insegnanti, le lezioni di gruppo sono utili per gli studenti. Un insegnante di pianoforte di Minneapolis (Minnesota) ha scritto: “...mi sono reso conto che le lezioni di gruppo sono indispensabili per avere allievi che hanno successo e sono soddisfatti. Ai ragazzi piace aiutarsi reciprocamente, e sviluppano fra loro un rapporto sano, in parte competitivo ma anche di reciproco supporto”. Offrendo lezioni di gruppo, gli insegnanti creano un ambiente sano e positivo, che educa gli allievi a partecipare ad attività di gruppo. Queste, a loro volta, rafforzeranno la capacità degli allievi nelle attività di tipo collaborativo e arricchiranno la loro vita professionale.


Attività professionali.
Il sondaggio ha dimostrato che contribuiscono ad avere nuovi allievi il fatto di suonare in pubblico, di tenere conferenze e presentazioni, di pubblicare articoli, e di partecipare ad attività scolastiche. Fra tutti gli insegnanti coinvolti in questi generi di attività, coloro che ritenevano di avere un buon numero di studenti superavano di circa tre volte il numero di coloro che ritenevano di non avere abbastanza studenti.


Conclusione.
Prima di organizzare questo sondaggio e di conoscerne i risultati, le continue cattive notizie di carattere economico mi facevano pensare che ci fosse ben poco da fare per difendersi. Dal sondaggio ho avuto la piacevole sorpresa di scoprire che ci sono iniziative concrete e pratiche che gli insegnanti di musica possono intraprendere per migliorare il proprio quadro economico. Questa scoperta è incoraggiante.

Di queste iniziative sapevamo già, come componenti di uno sviluppo professionale che sapevamo ci avrebbe reso migliori come insegnanti. Ora sappiamo che possono anche renderci “resistenti alla recessione”; la giusta condotta professionale ci protegge anche economicamente, e questo è incoraggiante. L’efficacia dello sviluppo professionale dell’insegnante riflette il valore che alla nostra professione viene attribuito dagli studenti, dalle loro famiglie, dalla società. E perseguendo questo sviluppo possiamo arricchire non solo i dati del nostro bilancio finanziario, ma anche la vita musicale dei nostri allievi e della comunità in cui viviamo.

contatti: team@aasp.it